Turdus in fabula

Di Fabio Bonini

1turdus.jpg

Oggi è un nuovo giorno e Beppe ha deciso di compiere il grande passo.

Un salto si fa ponte tra i due margini del fossato

che segna l’impercettibile divisione tra il di qua, con il di là.

Io sono quello sulla sedia e Beppe è un merlo che vive nel cortile.

Il cortile affaccia in portineria, dove svolgo il mio servizio fiduciario

per una cooperativa, da un po’ dividiamo il tempo

incuriositi l’uno dell’altro.

Lo prendo per la gola,

che non è tenerlo al guinzaglio come si fa coi cani,

gli propongo il menù più adatto che si può immaginare

per un merlo, tipo molliche di pane toscano,

bocconcini di mortadella di Bologna

o ancora meglio, le squisite camule del miele.

Il tutto nel rispetto di quella barriera immaginaria

che divide i nostri due mondi,

sul gradino dell’ufficio.

Oggi Beppe scrive un capitolo di storia

che segna un grande passo per l’umanità,

buca lo spazio col becco e scende lo scalino

per entrare nel mio habitat.

Si avvicina a saltelli

fino sotto la mia sedia,

si ferma, mi guarda

e poi mi becca

su un piede,

come si fa

col campanello

del bancone,

quando si arriva

in albergo.

2turdus.jpg

Senza bisogno di nessuna traduzione,

prendo un vermetto,

dalla scatolina del pescatore,

e la poggio sul punto esatto

dove Beppe mi ha dato la beccata.

“Allora ci siamo capiti!”

Sembra dire con gli occhi

e la camula in bocca.

“Quando ti becco sul piede,

tu mi dai un premio!”

Molla tre schiocchi

“Chio!, chio!, chiò!”,

e se ne va, prima di uscire

si volta ancora

e ringrazia.

La cosa si è ripetuta

così per tutta la giornata,

con lo stesso format

diretto da

Beppe il merlo.

3turdus.jpg

lo straordinario diventa ordinario, sotto la regia

del becco giallo di Beppe che oggi mi inserisce

nel casting di un documentario su l’uomo e la natura.

Una breve sosta sul gradino, come a chiedere il permesso,

un rapido incrocio di sguardi come permesso accordato.

Gli faccio“ OK” con lo sguardo,

lui risponde col suo (OK), incorniciato

da due parentesi gialle e via a saltelli a beccare la scarpa.

Ora è proprio qui sotto, ora lo sguardo è davvero vicino,

sembra chiedere quello che ho in mano,

ma con una pietà che solo l’umano può sospettare,

Infatti la beccata che ne segue è più forte del solito,

sembra mettere in chiaro chi comanda.

Il fatto curioso è che malgrado fossi io

a cercare un modo per addomesticarlo,

è stato lui ad addomesticare me.

Praticamente adesso

quando lui mi becca sul piede,

io obbedisco e gli porgo

da mangiare.

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