Il guardiano dei sogni

di Ugo Mauthe

(Mitofiaba per grandi con una punta di onirico e risvoltino astronomico)

1

Voglio vedere se fa goal. Pensa il Guardiano dei Sogni osservando il sogno del bambino mentre arrotola in una morbida e compatta matassa la rete dai nodi luminosi che usa per catturare i sogni e portarli al Bosco delle Stelle, la loro dimora prima della trasformazione.

Come tutti i sogni ha la forma di una sfera imperfetta dai contorni sfumati, sembra fatta di ovatta semi trasparente. Solo il Guardiano può guardare dentro la sfera, dove il sogno scorre come un film, agli altri non è permesso: tu, io, il gatto, la formica, l’alieno, il batterio possiamo guardare solo il nostro sogno e nient’altro.

Nel sogno giocano una partita di calcio e in campo c’è anche il bambino sognatore.

Prima voglio vedere il goal, perché lo farà di sicuro se no che sogno sarebbe!

Il suo compito è scegliere i sogni più belli fra tutti quelli che abitano i sonni di tutti noi che viviamo.

La bellezza dipende dai sentimenti e dai desideri dei sognatori: sono bei sogni se sono dedicati al bene, alla gioia, agli altri, se no li lascia lì, a dissolversi nel nulla. Diversamente da quello che si può credere i sogni belli sono la maggior parte e sono anche ben distribuiti fra tutte le età e tutti gli esseri viventi di ogni tipo di vita, anche se questa storia parla dei sogni degli umani. Al Guardiano fa molto piacere sapere che in fondo l’essere umano sogna volentieri bellezza e bontà anche se compie molte più nefandezze e cattiverie di chiunque altro. In altre parole, fate quel che sogno, non fate quel che faccio!

Il sogno di un bambino che vuole fare un bel goal appartiene di diritto ai sogni belli, perché racconta un desiderio pulito, semplice e innocuo la cui realizzazione può dare gioia al bambino e a chi gli vuol bene, nel sogno e anche nella vita.

Infatti il Guardiano sa che al mattino il bambino goleador racconterà il sogno con grande eccitazione e ricchezza di particolari provocando il buon umore generale. Insomma, sì, proprio un bel sogno degno di continuare a brillare appeso al soffitto dell’universo.

Goal!

Il Guardiano non è un tifoso, però capisce che quel goal in rovesciata è proprio un gran goal, una di quelle cose che probabilmente nella vita reale non verrebbero mai così perfette, ma questa è la bellezza dei sogni, che è diversa dalla bellezza della vita.

Bene, adesso lo posso prendere.

La rete è pronta, il Guardiano la bilancia e la lancia sul sogno che se non venisse catturato fluttuerebbe per qualche tempo ancora sopra la testa del bambino, come una bolla di sapone, per dissolversi presto con un semplice plop. Un piccolissimo destino per uno dei frutti più straordinari della vita.

I sogni si lasciano prendere docilmente, fa parte della loro natura, almeno nella maggior parte dei casi. La parte spettacolare della raccolta è il lancio della rete perché quando è in volo i nodi luminosi sprigionano una raggiera di lampi e scie di luce come se fossero uno sfavillante ma silenzioso fuoco d’artificio, poi la rete ricade morbidamente sul sogno, avviluppandolo e proteggendolo per tutto il viaggio fino al Bosco delle Stelle, senza più lampi né scie ma con attenzione e discrezione.

2

Il Guardiano cammina nel Bosco delle Stelle con la rete colma di sogni sulle spalle, ma a questo punto la storia sente il bisogno di dire una cosa importante. Se si parla del Guardiano come se fosse una persona come noi è solo per comodità, in realtà il suo aspetto, che i comuni esseri viventi non scopriranno mai, nemmeno in sogno, è del tutto irrilevante rispetto al suo lavoro. Come dire che magari le spalle non le ha e nemmeno gli servirebbe averle ma per il racconto è comodo fingere che le abbia.

E dunque il Guardiano se ne va fra gli alberi con i rami carichi dei sogni che lui, infinitamente ubiquo nel tempo e nello spazio eppure sempre uno e unico, cattura senza soste in tutte le notti dell’universo.

I sogni sono creature fragili che vivono ancor meno delle farfalle e come le farfalle possono essere catturati, però non finiscono dentro una teca di vetro infilzati con uno spillo ma vengono appesi ai rami degli alberi del Bosco delle Stelle e lasciati alle cure degli assistenti del Guardiano, Morfetto e Fantaso. A loro due si aggiunge, quando ne ha voglia, anche Fobe, di cui però nessuno sente mai la mancanza perché ha un pessimo carattere.

Nel corso del tempo, che è partito da un punto e ancora non ha finito il suo viaggio, era già accaduto che Fobe maltrattasse i sogni belli perché lui quelli belli non li sopportava e avrebbe voluto che a Bosco delle Stelle ci si occupasse anche di quelli brutti, ma il Guardiano non aveva mai cambiato idea: quando Chi Di Dovere gli aveva chiesto di occuparsi dei sogni lui non aveva avuto dubbi: si sarebbe occupato solo di quelli belli, i brutti facessero pure plop, il mondo non ne avrebbe sofferto, anzi! E se a Chi Di Dovere questo non andava se ne cercasse un altro.

– Toh, chi si vede! – Esclama il Guardiano scorgendo Fobe che si avvicina senza ricambiare il saluto – Se mi devi dire qualcosa seguimi, devo portare questo carico a Fantaso e Morfetto prima che comincino a dissolversi. –

– Sai che perdita! Per una manciata di sogni sdolcinati che non cambiano l’universo.–

– Ne abbiano già parlato milioni di volte! Tu non cambierai mai idea e io nemmeno, dovremmo smetterla di tornare su questo argomento. –

Riferire questo dialogo è un po’ come cercare di raccontare com’è fatto il Guardiano: serve alla storia ma i due, che si conoscono da milioni di anni, sempre che ci siano abbastanza numeri per contarli, non hanno bisogno di parole per dirsi quello che si devono dire. Sono creature inimmaginabili che hanno compiti inimmaginabili, perfino Fobe ha un posto nel Grande Disegno, anche se vorrebbe averne un altro, come quasi tutti.

– E io invece ne parlerò ancora, fino alla fine dei tempi – risponde Fobe che prosegue – I sogni brutti sono sognati da tutti, cani, mosche, bruchi, bambini, elefanti, balene, vongole, donne, api! Tutti fanno sogni belli e sogni brutti, non capirò mai perché ti sei intestardito a occuparti solo di quelli belli. –

– Se vuoi provo a spiegartelo di nuovo. –

– No guarda non mi va di stare a sentire per la miliardesima di miliardi di volte il tuo solito sermone sui buoni-belli-generosi-gentili, e tutti gli altri? Che fai, li butti? –

E senza lasciare al Guardiano il tempo di rispondere Fobe sparisce di colpo fra i grandi tronchi di Bosco delle Stelle, lasciandosi alle spalle un gran dondolìo di sogni appesi ai rami come frutti.

I sogni li curano Fantaso e Morfetto, e quando serve anche il Guardiano stesso. Devono restare sugli alberi un tempo che è diverso per ciascuno perché ogni sogno è unico come il suo sognatore. Nel corso di quel tempo su misura, però, ogni sogno si trasforma. Da morbida sfera ovattosa diventa una pallina, sempre più piccola e concentrata fino a quando il suo contenuto, la storia che si porta dentro, non si sente così compresso che per non farsi schiacciare deve cambiare forma, ed è allora che il sogno, oramai ridotto a una piccola sfera quasi solida, si accende, prima timidamente poi con sempre maggior splendore mano a mano che la sfera continua a rimpicciolire, e più la sfera rimpicciolisce più accecante diventa la sua luce. Ci sono momenti in cui Bosco delle Stelle è decorato da galassie di punti luminosi tremanti nella brezza come lucciole sull’erba, in pausa fra un volo e l’altro. Poi, come tutti i frutti dell’universo, i sogni si staccano dai loro rami, ma invece di cadere maturi salgono a velocità vertiginosa fino a quando capiscono di essere arrivati nel posto che gli spetta nella mappa delle stelle. Sì, perché quel cielo stellato che vediamo ogni notte altro non è che la casa dei sogni, sogni belli naturalmente, perché quelli brutti – anche se Fobe non sarebbe d’accordo – se fossero appesi a quei rami col tempo si trasformerebbero anche loro, ma non in stelle bensì nel loro contrario, qualsiasi cosa questo significhi.

– Buongiorno Guardiano – Si sente dire dal folto degli alberi da cui escono due tipi strani, così strani che non si possono descrivere, però i loro nomi li abbiamo già incontrati molte parole fa: sono Morfetto e Fantaso, tutti e due figli di Ipno e, purtroppo per loro, fratelli di Fobe. Gente speciale, come il Guardiano, che li ha voluti come assistenti chiedendo a Chi Di Dovere di fargli questo piacere. Gli era toccato anche Fobe che lui non aveva nemmeno nominato, però ormai era andata così e non ci si poteva far nulla e Chi Di Dovere aveva altro cui pensare.

– Buongiorno ragazzi! – È molto probabile che non parlino in questo modo ma la storia vuole rendere l’idea di un rapporto professionale e rispettoso ma anche informale, easy, come si dice oggi.

– Buongiorno ragazzi, vi ho portato un po’ di sogni freschi appena catturati, ce n’è uno molto carino in cui il sognatore fa un bel goal, peccato che non lo possiate vedere –

– Non fa niente Capo, ce lo racconterai tu, una bella sognocronaca in differita, che ne dici? – Era Fantaso a parlare, Morfetto invece era sempre un po’ assente, assonnato se non proprio addormentato.

– Ehi Morfetto, ci sei? Morfetto Morfettooooo! –

– Eh? Sì, sono qui, non gridate che mi fate venire mal di testa! – Ecco, che uno come Morfetto abbia mal di testa è improbabile ma vi dà l’idea che anche da quelle parti ci sono fastidi, malumori, piccoli acciacchi, la solita vitaccia insomma.

– Dunque ragazzi, mi sembra che il Bosco si stia liberando dal fiume all’inizio della gran valle, potremmo sistemarli lì questi sogni eh? Che ne dite? – Dieci minuti dopo avevano deciso che Morfetto sarebbe andato a sistemare i sogni nella gran valle mentre Fantaso li avrebbe messi lungo il fiume.

– Avete bisogno di una mano? – Chiese premurosamente il Guardiano.

– No Capo grazie, sei molto gentile ma possiamo cavarcela da soli, vero Morfetto? – Rispose Fantaso, dando una specie di gomitata a Morfetto che sbilanciato dai sacchi da lavoro, pieni di sogni che si era caricato sulle spalle, dondolava come un pendolo assonnato.

– Morfetto? Ehi, mi senti? –

– Ma sì che ti sente, fa finta di dormire in piedi ma ti sente benissimo, sai com’è fatto no? Quasi pigro, quasi però perché alla fine il suo lavoro la fa bene, certe volte perfino meglio di te – Concluse sorridendo il Guardiano e l’istante dopo non c’era già più, perché è sempre notte da qualche parte dell’universo e dove c’è la notte normalmente ci sono sogni da raccogliere, accudire e trasformare in stelle.

3

La rete era piena di sogni ma siccome non era una rete come tutte le altre, avrebbe potuto contenerne almeno altrettanti e sembrare sempre vuota.

Il Guardiano, infinitamente ubiquo nel tempo e nello spazio eppure sempre uno e unico, stava attendendo pazientemente che i moltissimi sogni sparpagliati qua e là nell’universo terminassero per lanciare la rete. Perché bisogna sapere che non si cattura mai un sogno prima che sia finito, se non altro per capire se si tratta di un sogno bello oppure no.

Ma c’è anche un’altra ragione. I sogni mettono radici nelle menti dei sognatori, attingono da lì la loro trama, i colori, i personaggi e catturarli prima della fine significherebbe strapparli, proprio come una pianta dalle sue radici, e non senza conseguenze: intanto sul sogno stesso, che si danneggerebbe e quindi non sarebbe più salvabile anche se fosse bello, poi per il sognatore, che si sveglierebbe male, di soprassalto, con la sensazione che qualcosa non vada: di solito dicono “ma come ho dormito male stanotte, proprio male!” ma molti percepiscono un senso di disagio che può trasformarsi in malattie, irritazione fino alla violenza verso gli altri o se stessi, insomma guai. Fanno eccezione i sogni dei neonati, perché in quel caso le radici sono filamenti quasi inesistenti e allora, se proprio è necessario, il sogno può essere raccolto senza problemi, al massimo un piccolo pianto che una carezza e un po’ di dolce dondolamento calmano subito. In ogni caso il Guardiano aspettava sempre che i sogni finissero, proprio come aveva fatto con quello del bambino goleador.

Il Guardiano aspettava e durante l’attesa qualcosa attirò la sua attenzione distraendolo dai milioni di altri sogni che stava guardando tutti insieme annoiandosi un po’ perché la materia dei sogni è meravigliosa sì, ma anche parecchio ripetitiva. Si sogna di volare, cadere, amare, morire (e allora si è contenti al risveglio), di far morire (e allora è contenta la vittima). E poi si sognano affetti perduti, luoghi visitati e altri mai visti ma desiderati. Il palinsesto dei sognatori è pieno di rifacimenti, repliche, adattamenti, insomma, è molto noioso. Ma a volte succede qualche cosa. E questa era una di quelle volte.

Con la coda dell’occhio — attenzione, è un modo di dire della storia per farsi capire perché il guardiano non ha occhi e in generale gli occhi non hanno una coda — con la coda dell’occhio aveva visto che un sogno stava prendendo una brutta piega, anzi, dopo pochi secondi la piega era diventata molto brutta, passato un minuto era bruttissima e dopo aveva continuato a peggiorare come fa una valanga, che inizia piccola e arriva a valle immensa e violenta. Ecco, quel sogno era una valanga di catastrofi e d’inimmaginabili e finora mai viste, nemmeno in sogno, crudeltà verso tutto il creato. Non era un sogno molto brutto. Non era un terribile incubo. Era peggio. Molto peggio.

Bisogna sapere che soltanto i sogni a occhi aperti ogni tanto si realizzano, invece quelli a occhi chiusi di solito restano sogni, però questo non vuol dire che non abbiano un loro peso nella vita di ogni giorno e non soltanto quella dei loro sognatori. Per esempio, quando il sognatore racconta il sogno o quello che ne ricorda o crede di ricordare. In certi casi il sognatore restaura il sogno, aggiungendo le parti mancanti, abbellendo quelle esistenti, insomma facendo miglioramenti dove possibile e questo perché per la maggior parte degli esseri viventi il sogno è l’unico fatto rilevante della giornata, l’unica avventura che valga la pena raccontare e perciò ci s’impegna a presentarla al meglio. Non c’è niente di male in questo. Solo che spesso i sogni ispirano azioni. Per esempio, chi sogna numeri li gioca. Chi sogna una formula chimica, da sveglio prova a realizzarla. Purtroppo questo vale anche per i sogni meno raccomandabili. Sognarli e raccontarli può indurre a fare strane cose, cose sbagliate, che si tratti del sognatore o di qualcun altro che abbia ascoltato il suo sogno raccontato.

Il catastrofico super incubo che il Guardiano aveva appena identificato, se fosse stato raccontato, avrebbe potuto ispirare qualche testa calda, sicuramente malata ma tutt’altro che stupida e magari, passando di racconto in racconto, di testa calda in testa calda, avrebbe preso forma con una crescente possibilità di venir realizzato finché qualcuno non si fosse ritrovato in mano la chiave per farlo partire davvero, come una macchina che una volta messa in moto nessuno potrà più fermare né inseguire sperando di raggiungerla, nessuno, ecco la verità, nessuno potrà più sperare in niente se non che quel terribile, definitivo errore, finisca presto.

E adesso che faccio? Si chiedeva il Guardiano. Un comune vivente sarebbe stato sconvolto ma lui, essendo un tipo decisamente diverso dalla norma, non si spaventava facilmente, anche se un super incubo così non si sarebbe mai aspettato di incontrarlo. Deformazione professionale: in fondo se hai a che fare con i sogni sei in contatto con un materiale impalpabile come un talco di emozioni e sentimenti che si disperdono solo a soffiarci sopra. Sei a contatto con un quasi niente e se t’imbatti in qualcosa di più di quel quasi niente cambia tutto.

E adesso che faccio?… forse potrei… andiamo a vedere! Essendo infinitamente ubiquo, per vedere gli basta la volontà senza nemmeno un impercettibile spostamento della testa, sempre che una testa, ci sia, s’intende!

Quello che aveva visto era che due stanze più in là faceva la nanna un bimbetto piccolissimo, sicuramente il figlio o il nipote dell’incubatore. Sopra la sua testolina fluttuava una morbida pallina piccola piccola dove si stavano agitando minuscole cose soffici. I sogni dei bambini umani molto piccoli assomigliano a quelli dei cuccioli di ogni vita vivente e siccome i sogni trovano la loro materia prima sempre e solo nell’esperienza del sognatore, quando l’esperienza è ridotta a poche cose ecco che il sogno deve accontentarsi di quel che c’è. Per esempio emozioni di latte, pappa, baci, carezze, pannolini puliti, paroline dolci, versetti stupidi ma sempre tanto graditi e, se si sogna una bua bastano un bacino e una cremina per guarire. In quella pallina cotonosa c’era un po’ di tutto questo, un sognino piccolino ma ben assortito.

Proprio quello che ci vuole! Senti piccolino, mi spiace perché ti sveglierai di colpo e sarai molto arrabbiato ma non posso fare altrimenti, perché se ti svegli ti metti a piangere e allora si sveglia anche quel tipo là e se si sveglia lui il sogno che sta facendo s’interrompe e io posso catturarlo senza fare danni e poi si vedrà…

E subito l’infinitamente ubiquo lancia la rete dai nodi di luce sulla piccola sferetta che trema sulla testa del bambino e lllà, il sognino è preso!

Il Guardiano non ha il dono di predire il futuro, ha molte qualità e talenti speciali ma non questo, però, si sa, se a un bambino piccolo gli togli il suo sogno, metti proprio sul più bello, è come levargli di mano il gelato, come minimo si sveglia strillando Ueeeeee! Uno di quei suoni che quando ci sono sembra che al mondo esistano solo loro, come gli allarmi, e il tempo che durano è un’eternità anche quando in realtà è di grande brevità. Bene, il Guardiano l’aveva azzeccata: al primo Ueeeeee l’incubatore apre subito un occhio poi l’altro e poi, non contento di averli aperti, li spalanca ancor di più, come si fa con le finestre quando si cambia l’aria, mette giù le gambe dal letto, si stropiccia un paio di volte gli occhi e a piedi nudi va verso la stanza del bambino urlante, lasciando il super incubo in sospeso, fluttuante sopra un cuscino deserto. Se un essere vivente adulto interrompe il sogno di sua volontà non succede nulla, l’importante è che non lo interrompa il Guardiano, perché in questo caso, e per ragioni che nessuno conosce, all’essere vivente adulto possono capitare dei fastidi, come avete già letto un po’ di parole fa. In questo caso, grazie alla furba manovra del Guardiano, questo rischio è stato evitato.

Visto da fuori il super incubo non ha niente di speciale, ma quello che il Guardiano vede al suo interno è indescrivibile e infatti la storia non tenta nemmeno di descriverlo, ve lo lascia immaginare, sappiate però che per quanta fantasia possiate avere la sua terribile nefandezza è al di fuori della portata della fantasia non solo vostra ma di qualsiasi essere vivente naturale, solo un vivente soprannaturale come il Guardiano può farcela, anche il diavolo potrebbe arrivarci. Anzi, forse c’ha proprio messo del suo pensa il Guardiano, nella sua praticamente infinita esperienza.

Ma di tutto questo all’esterno non si nota niente, non ci sono apprezzabili differenze fra questo sogno e gli altri e anche quando il Guardiano lo raccoglie nella rete dai nodi di luce e lo tira a sé non c’è niente di diverso dal solito, il sogno, anzi il super incubo, non si agita e non pesa di più e, del resto, avete mai sentito che un sogno abbia un peso? Un peso che sia misurabile in grammi perché se si parla di un peso immateriale sugli eventi allora sì, questo incubo per esempio avrebbe un peso assolutamente e definitivamente schiacciante, del resto anche un normale sogno bruttarello ha un suo peso, il mal di testa del risveglio per dire, o un po’ di cattivo umore, sapete quando uno dice di essersi alzato con il piede sinistro, ecco quelle cose lì.

Invece il peso dei sogni belli è diverso, sempre intangibile però. Si esprime con il buon umore, il sorriso o le giornate dove tutto fila liscio, del genere niente ufficio postale vuoto, parcheggio immediato e lodi sperticate degli insegnanti dei figli.

Se per una volta è tutto perfetto è molto probabile che dipenda dal bel sogno fatto subito prima di svegliarvi.

4

A Bosco delle Stelle è tutto tranquillo come sempre. Non è un luogo dove possano imperversare tempeste di vento, bombe d’acqua o branchi di lupi o di esseri viventi di tipo umano, che sono quasi la stessa cosa. Fra i suoi immensi alberi carichi di frutti si aggirano indaffarati Fantaso e Morfetto, molto occupati ad accudire i sogni che pendono dai rami, ognuno nel suo momento di maturazione. Qui, ma già lo sapete, i frutti non maturano e non cadono, come succede per esempio a una pesca. Qui i frutti diventano sempre più piccoli, e più rimpiccioliscono più si fanno luminosi e quando arrivano a essere un puntino di luce così abbagliante che nessun occhio vivente potrebbe mai guardarlo, allora si staccano dal ramo e schizzano a una velocità inimmaginabile verso il cielo. Alla velocità della luce? Di più, molto di più: quella della luce è una velocità immaginabile, l’hanno perfino calcolata, invece la velocità con cui una stella raggiunge il suo posto nell’universo è talmente veloce da sembrare istantanea, anche se un infinitesimale e incommensurabile puntino di tempo separa sempre il momento della partenza da quello dell’arrivo.

Nessuno si accorge di una stella in più? Pensate a quante volte avete alzato gli occhi verso una stellata e vi siete stupiti di quante ne brillassero quella notte, è probabile che abbiate anche detto una cosa del tipo “ma guarda, non ti sembrano più del solito?”. È che la memoria non le registra ma loro aumentano a ogni istante. È anche che l’universo è talmente infinito che le stelle sono sempre sparpagliate, anche se a volte la cupola celeste, qua e là, può sembrare leggermente più affollata.

Il Guardiano incontra Fantaso e Morfetto nel solito posto, sembra tutto come sempre ma i due si accorgono che c’è qualcosa di strano. Perché il Guardiano, normalmente, chiacchiera di questo o di quell’altro, riferisce i pettegolezzi del mondo, le ultime novità e tutti quei fatti più o meno importanti che i suoi assistenti, essendo sempre dietro ai sogni, non riescono a seguire. Ma c’è poco da fare, il capo è il capo e ha i suoi privilegi e se questa volta gli gira storto pazienza! Ah, una cosa: quando si dice mondo non si deve pensare al nostro mondo, alla Terra, o cose simili, nossignore, bisogna pensare molto più in grande: il mondo del Guardiano è l’insieme del creato messo su da Chi Di Dovere chiunque esso sia, da solo o in compagnia.

– Che c’è Capo? – Chiede premurosamente Fantaso, che dei due è sempre il più sveglio – Qualcosa non va? La pesca è stata buona mi sembra, tu che ne dici Morfetto? Ehi Morfy, ti dai una svegliata o no! –

Morfetto risponde con uno sbadigliante “Uaaassì” che la dice lunga sul perché si chiami Morfetto.

– Fobe non s’è visto? – Chiede per tutta risposta il Guardiano, guardandosi in giro – Quando c’è bisogno di lui non c’è mai! Tipico! – Lo sbotto del Guardiano è una sorpresa in prima universale per due ragioni.

Una è che non sbotta mai, l’altra è che non chiede mai di Fobe. Ce n’è abbastanza per mettere in ansia i suoi fidi assistenti, Morfetto prende addirittura un’aria più presente, più partecipe, più sveglia insomma.

– Non ne abbiamo idea, tu l’hai mica viste eh Morfy? –

– Io? Io no, è un pezzo che non viene da queste parti. –

– Ma capo… – Azzarda Fantaso – …Perché vuoi sapere di Fobe, ne ha combinata una delle sue? –

– Ve lo dico se mi promettete di non dirlo in giro. –

– E a chi vuoi che lo diciamo, ai sogni per caso? – Butta lì Fantaso.

– Mah, non so, posso fidarmi? –

– E certo che puoi fidarti Capo. –

– Vabbe’, io ve lo dico ma guai a voi se mi fate qualche scherzetto dei vostri. –

A dir la verità, Fantaso e Morfetto non avevano mai fatto scherzi di nessun genere a nessuno, figuriamoci al loro grande Capo, però a lui, in quel momento di nervosismo, sembrava che passassero il loro tempo a fargliene di tutti i tipi.

– Allora? – Dice Fantaso.

– Allora? – Dice Morfetto.

– Eh allora allora! Allora c’è un brutto sogno lì, lì in quell’angolo della rete. –

– Un brutto sogno!! – Esclamano in coro i due.

– Molto peggio che brutto, un terribile incubo che nessuno dovrà mai conoscere, non si sa mai che a qualcuno gli venga in mente di provare a farlo diventare realtà. Mi promettete di non rivelarlo a nessuno? –

– Capo, lo sai che noi non possiamo vedere cosa c’è nei sogni, solo tu puoi farlo, a noi non è dato, anche se ci piacerebbe. –

– È vero, avete ragione, voi non potete vedere niente, con voi il segreto è al sicuro ma non dovete nemmeno dire che qui nel Bosco c’è un brutto sogno… –

– Ma allora è per questo che chiedevi di Fobe, perché si tratta di un brutto sogno? –

– Sì, ma a ripensarci è meglio che non ci sia, che poi finisce che è lui a mettersi in testa qualche sciocchezza, anche solo dire in giro che nel Bosco c’è un incubo sarebbe già troppo, perché poi qualcuno verrebbe di sicuro a dare un’occhiata, sapete com’è.–

– Capo, non preoccuparti, anzi guarda, se vuoi ti lasciamo solo così ti scegli tu l’albero, trasferisci il sogno e quando vuoi passi per controllare la maturazione, anche se sarà una maturazione diversa dal solito perché i brutti sogni diventano il contrario delle stelle, e non ne abbiamo mai avuti qui a Bosco delle Stelle. –

Proprio così: se qualcuno cura un brutto sogno come si fa con i sogni belli, quello non diventa una stella ma il suo contrario, nessuno sa bene cosa significhi ma forse questa oscurità è più chiara di quanto sembri.

– Bravi! Mi sembra un’ottima idea, facciamo così: dividetevi questi sogni come preferite e andate a sistemarli, sono tutti bei sogni, le solite cose carine che sognano i viventi di ogni genere di vita, certe schifezze le sognano solo gli umani e di quella me ne occuperò io, non vi dirò nemmeno a quale albero l’ho attaccata, meno sapete meglio è, ché magari passa Fobe vi fa qualche domandina furba e voi ci cascate come pere, facciamo così, vi va? –

I due furono d’accordo anche perché non potevano fare altrimenti e poi, in fondo, non gli dispiaceva essere tenuti fuori da possibili guai. Il Guardiano aveva il suo caratterino e già in passato aveva avuto a che dire, perfino con Chi Di Dovere, senza conseguenze però perché, sai com’è, il mestiere lo sapeva far bene e il cielo si popolava di stelle che i viventi guardavano ammirati, sognando perfino di raggiungerle o di staccarle dalla volta celeste allungando le loro appendici fatte di mani, tentacoli, proboscidi e chi sa cos’altro ancora. Staccare le stelle, che sciocchezza! Ma chi sa perché loro ci dovevano provare e anche quando le loro scienze avevano finalmente capito che non sarebbe mai stato possibile c’erano sempre i loro cuccioli a tentare l’impossibile.

Fantaso e Morfetto si allontanarono con i loro grandi sacchi colmi di sogni sobbalzanti, il Guardiano li guardò andar via e quando furono spariti nel folto degli alberi aprì la sua rete dai nodi luminosi liberando il super incubo.

Adesso ti sistemo io dove non farai mai danni.

Mentre parlava con i suoi assistenti si era guardato intorno, per lui infinitamente ubiquo era la cosa più facile del mondo, e aveva adocchiato un grande albero dai rami stranamente vuoti, un albero dall’aria seria e affidabile, proprio quello di cui aveva bisogno per la missione che aveva in mente.

Buongiorno albero, come stai? Vedo che hai fatto vacanza negli ultimi tempi, ma adesso che ti sei riposato ti affido un incarico importante. Lo vedi questo? Ecco, questo è un incubo, anzi, un super incubo… sì lo so che non ce ne sono mai stati qui a Bosco delle Stelle e ti confesso che spero che non ce ne saranno altri in futuro ma intanto lui c’è e ti garantisco che occuparsene sarà come occuparsi del sogno più bello del mondo, è soltanto la conclusione che cambia, perché lui non diventerà una stella ma il contrario di una stella… e sì, certo, è vero, non posso darti torto, non è una bella cosa ma sarà sempre meglio di quello che accadrebbe se diventasse realtà. Tu? Tu starai benissimo, cioè, ecco, in verità non ne sono proprio sicuro, non so se per te ci sarà qualche fastidio, forse sì ma sei grande e forte e per di più dovrai occuparti solo di questo e nient’altro, sono sicuro che puoi farcela, altrimenti non te lo chiederei.

Il Guardiano era stato molto sincero con l’albero che l’aveva ascoltato senza muover foglia. Era la prima volta che il Capo gli parlava e considerava un grande onore che gli rivolgesse la sua attenzione e lo scegliesse personalmente per questo compito così delicato.

Quando l’alberò capì che il Guardiano aveva finito di dirgli quello che doveva, scosse la sua grande chioma e il Guardiano gli accarezzò il tronco in segno di gratitudine, poi fu tutto molto facile.

Attaccare un sogno al ramo di un albero è un gesto molto semplice, basta appoggiarlo alla superficie del ramo, premere un poco ed è fatto. Con il super incubo fu la stessa cosa, in pochi istanti era attaccato al suo ramo, l’unica differenza era che quell’albero avrebbe nutrito solo lui. E fu così che il super incubo, che avrebbe potuto cancellare ogni forma di vita da ogni forma di creato, divenne col passare del tempo un puntino di profondissimo nero poi, una volta staccatosi dal ramo, sparì veloce come un fulmine buio nella volta dell’universo per diventare il contrario di una stella. E fu così che nella costellazione di Eridano si creò il più grande mare di nero vuoto che esista nello spazio: un raggio luminoso che viaggi alla velocità della luce per attraversarlo impiegherebbe un miliardo d’anni senza incontrare sulla sua strada né un altro raggio di luce e nemmeno un singolo atomo. Un mare nero dove sembra che le stelle siano state cancellate con una gomma, mentre a essere stato cancellato è il più grande pericolo che il creato abbia mai corso.

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